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mercoledì 29 maggio 2013

Francesco De Gregori - Diamante



[1989]

Diamante

Respirerò,
l'odore dei granai
e pace x chi ci sarà
e per i fornai
pioggia sarò
e pioggia tu sarai
i miei occhi si chiariranno
e fioriranno i nevai.
Impareremo a camminare
x mano insieme a camminare
domenica.

Aspetterò che aprano i vinai
più grande ti sembrerò
e tu più grande sarai
nuove distanze
ci riavvicineranno
dall'alto di un cielo, Diamante,
i nostri occhi vedranno.

Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
x mano insieme soldati e spose.
Domenica, Domenica

Fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono

Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
passare in pace soldati e spose.

"Delmo, Delmo vin a' cà...".

Francesco De Gregori - Cose



[1989]

Cose

È come il giorno che cammina,
come la notte che si avvicina,
come due occhi che stanno a guardare,
da dietro una tenda e non si fanno notare.
È come un albero nel deserto,
come un trucco non ancora scoperto,
come una cosa che era meglio non fare,
come il cadavere di una stella, sulla schiuma del mare.
È fulmine, è grandine, è polvere, è siccità,
acqua che rompe l'argine e lascia una riga nera,
al primo piano della città.
C'è qualcuno che bussa, baby, aspettavi qualcuno?
Hai guardato di fuori, baby?
E non ho visto nessuno.
C'è qualcuno che bussa, baby, e muove la coda,
c'è qualcosa che passa in questa stanza vuota.
Come una sagoma sul pavimento,
come sabbia sotto il cemento,
come una magra malattia,
come il passato, in una fotografia.
Come una terra che diventa straniera,
come un mattino che diventa sera,
sera di un giorno di festa, che diventa tempesta.
Come un lungo saluto,
come un sorriso che dura un minuto,
come uno squarcio buttato al futuro,
come un'occhiata, al di là del muro.
È venuto qualcuno, baby, che non si è presentato.
È venuto lo stesso, baby, ma non era invitato.
È venuto qualcuno, baby, che ci guarda e sta zitto,
e c'è qualcosa che cambia sotto questo soffitto.
È come un giorno che cammina,
anzi è come la notte che si trascina,
come una nuvola sulla coscienza,
come l'apocalisse, in un racconto di fantascienza.
Come dal nocciolo di un'esplosione,
come dal chiuso di una nazione,
come dal coro di una cattedrale
o dalla tana di un animale.
Come dal buco di una chiave,
come dal ponte di un'astronave,
come io e te che stiamo a guardare
tutte queste cose, passare.
C'è qualcuno che bussa, baby, aspettavi qualcuno?
Ho guardato nel buio, baby, e non ho visto nessuno.
Troppe volte zero, baby, non vuol dire uno,
c'è qualcosa che brucia in tutto questo fumo.

Francesco De Gregori - Bellamore



[1992]

Bellamore

Bellamore Bellamore non mi lasciare,
Bellamore Bellamore non mi dimenticare.
Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare,
lampada nella sera, Stella Polare.
Bellamore Bellamore, fatti guardare,
nella luna e nel sole fatti guardare.
Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere,
Bellamore Bellamore, fatti vedere.
E vieniti a sedere, vieniti a riposare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questa notte che viene non darà dolore,
questa notte passerà, senza farti del male.
Questa notte passerà, o la faremo passare.
Bellamore Bellamore, non te ne andare.
Tu che conosci le lacrime e le sai consolare.
Bellamore Bellamore non mi lasciare,
tu che non credi ai miracoli ma li sai fare.
Bellamore Bellamore fatti cantare,
nella pioggia e nel vento, fatti cantare.
Paradiso e veleno, zucchero e sale,
Bellamore Bellamore, fatti consumare.
E vieniti a coprire, vieniti a riscaldare,
su questa poltroncina a forma di fiore.
Questo tempo che viene non darà dolore,
questo tempo passerà, senza farci del male.
Questo tempo passerà o lo faremo passare.

Francesco De Gregori - Viaggi e miraggi



[1992]

Viaggi e miraggi

Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare,
come del resto alla fine di un viaggio
c'è sempre un viaggio da ricominciare.
Bella ragazza, begli occhi e bel cuore,
bello sguardo da incrociare,
sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare.
Accompagnarti per certi angoli del presente,
che fortunatamente diventeranno curve nella memoria.
Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente,
ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria.

Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere,
e non guardiamo in faccia nessuno che nessuno ci guarderà.
Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere
e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?

E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali,
o a Milano con i suoi sarti ed i suoi giornali,
o a Venezia che sogna e si bagna sui suoi canali
o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.

Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da desiderare,
come del resto alla fine di un viaggio,
c'è sempre un letto da ricordare.
Bella ragazza ma chi l'ha detto che non si deve provare?
Ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare?
Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire,
e questa pioggia da un momento all'altro potrebbe smettere di venir giù.
E non avremmo più scuse allora per non uscire.
Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu!

Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare,
e questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai.
E noi con questo ombrelluccio bucato che ci potremmo inventare?
Ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?

E andiamo a Genova coi suoi spiriti musicali,
o a Milano con i suoi sarti e i suoi industriali,
oppure a Napoli con i suoi martiri professionali,
o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.

E andiamo a Genova coi suoi svincoli musicali,
o a Firenze coi suoi turisti internazionali,
oppure a Roma che sembra una cagna in mezzo ai maiali,
o a Bologna...

Francesco De Gregori - Raggio di sole



[1978]

Raggio di sole

Benvenuto raggio di sole, a questa terra di terra e sassi
a questi laghi bianchi come la neve, sotto i tuoi passi stanchi
a questo amore a questa distrazione, a questo carnevale
dove nessuno ti vuole bene, dove nessuno ti vuole male.
A questa musica che non ha orecchi, a questi libri senza parole
benvenuto raggio di sole, avrai matite per giocare
e un bicchiere per bere forte, e un bicchiere per bere piano
un sorriso per difenderti e un passaporto per andare via lontano
Benvenuto a questa finestra, a questo cielo sereno
a tutti i clacson della mattina, a questo mondo già troppo pieno
a questa strana ferrovia, unica al mondo per dove può andare
ti porta dove porta il vento, ti porta dove scegli di ritornare
A questa luna tranquilla, che si siede dolcemente
in mezzo al mare c'è qualche nuvola ma non fa niente
perché lontano passa una nave, tutte le luci sono accese
benvenuto figlio di nessuno, benvenuto in questo paese. 

Francesco De Gregori - Due zingari



[1978]

Due zingari

Ecco stasera mi piace così
con queste stelle appiccicate al cielo
la lama del coltello nascosta nello stivale
e il tuo sorriso trentadue perle
così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero, felice come un cane.
Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall'Ungheria
avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamento

Rispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei per avere dei figli
con le scarpe rotte
girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiacchierare.

E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi
aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente
sull'autostrada accanto al campo
le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri
sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono
dicono c'è nebbia, bisogna andare piano
si lasciano dietro un sogno metropolitano.

Francesco de Gregori - Natale



[1978]

Natale

C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica, tra due giorni Natale
ci scommetto dal freddo che fa.
E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
un peccato davvero ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.
E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso
quell'allegra tristezza che ci hai
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano
come un treno dentro a una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male
buonanotte torna presto e così sia.
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai. 

martedì 28 maggio 2013

Francesco De Gregori - Caterina



[1982]

Caterina

Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu, con due spalle uccellino
in un vestito troppo piccolo e con gli occhi ancora blu.
E la chitarra veramente la suonavi molto male,
però quando cantavi sembrava Carnevale,
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero,
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.
E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.
Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto.
Chissà se giochi ancora con i riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un po' più vecchio.
E quanti mascalzoni hai conosciuto e quante volte hai chiesto aiuto,
ma non ti è servito a niente.
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare.

Francesco De Gregori - Festival



[1976]

Festival

Nella la città dei fiori disse chi lo vide passare
che forse aveva bevuto troppo ma per lui era normale.
Qualcuno pensò fu problema di donne,
un altro disse proprio come Marylin Monroe.
Lo portarono via in duecento,
peccato fosse solo quando se ne andò.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?

E l'uomo della televisione disse:
"Nessuna lacrima vada sprecata, in fin dei conti cosa
c'è di più bello della vita, la primavera è quasi cominciata".
Qualcuno ricordò che aveva dei debiti,
mormorò sottobanco che quello era il motivo.
Era pieno di tranquillanti, ma non era un ragazzo cattivo.
La notte che presero le sue mani
e le usarono per un applauso più forte.
Chi ha ucciso il piccolo principe che non credeva nella morte?

E lontano lontano si può dire di tutto,
non che il silenzio non sia stato osservato.
L'inviato della pagina musicale scrisse:
"Tutto è stato pagato".
Si ritrovarono dietro il palco,
con gli occhi sudati e le mani in tasca,
tutti dicevano "Io sono stato suo padre!",
purché lo spettacolo non finisca.
La notte che tutti andarono a cena
e canticchiarono "La vie en rose".
Chi ha ucciso il figlio della portiera,
che aveva fretta e che non si fermò?

E così fu la fine del gioco,
con gli amici venuti da lontano,
a deporre una rosa sulla cronaca nera,
a chiudere un occhio, a stringere una mano.
Alcuni lo ricordano ancora mentre accende una sigaretta,
altri ne hanno fatto un monumento
per dimenticare un po' più in fretta.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada? 

Francesco De Gregori - Stella stellina



[1979]

Stella stellina

Nata sono nata nell'Africa d'Italia, 
in qualche posto e in qualche modo sono pure cresciuta. 
Non c'erano chitarre ai miei tempi, 
non c'erano chitarre da suonare 
ma fili d'erba quanti ne volevi tu da strappare e poi soffiare. 
E sì la notte, ti potevi fidanzare con la luce dei treni che fischiavano lontano. 
Probabilmente cominciò con la corriera e con la ferrovia, 
un uomo chiuse lo sportello e la campagna volò via. 
Avevi unghie laccate sopra mani da contadina 
e due orecchini di corallo di quand'eri ragazzina. 
E ti leggevi i libri che parlavano solo d'amore 
e poi chissà che altro avevi dentro al cuore. 
E un anno passa e un anno vola 
e un anno cambia faccia e una città che muore, 
che protegge e che minaccia. 
E un uomo con il cappello che ti accompagna alla fermata 
e tu che prendi la sua mano e pensi adesso si che sono innamorata. 
E non importa niente se capisci che non era vero, 
c'è sempre tempo per un'altra mano e per un sogno ancora intero. 
Prendila come viene, prendila come vuoi, 
non t'impicciare più della tua vita che non sono affari tuoi. 
Prendila come viene, prendila come va, 
stella stellina, stella cadente, stella, stella. 

Francesco De Gregori - I muscoli del capitano



[1982]

I muscoli del capitano

Guarda i muscoli del capitano, tutti di plastica e di metano. 
Guardalo nella notte che viene, quanto sangue ha nelle vene. 
Il capitano non tiene mai paura, dritto sul cassero, 
fuma la pipa, in questa alba fresca e scura che rassomiglia un pò alla vita. 
E poi il capitano, se vuole, si leva l'ancora dai pantaloni 
e la getta nelle onde e chiama forte quando vuole qualcosa, 
c'è sempre uno che gli risponde. 
Ma capitano non te lo volevo dire, 
ma c'è in mezzo al mare una donna bianca, 
così enorme, alla luce delle stelle, 
che di guardarla uno non si stanca. 

Questa nave fa duemila nodi, in mezzo ai ghiacci tropicali, 
ed ha un motore di un milione di cavalli 
che al posto degli zoccoli hanno le ali. 
La nave è fulmine, torpedine, miccia, 
scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d'acciaio, 
pistone, rabbia, guerra lampo e poesia. 
In questa notte elettrica e veloce, in questa croce di Novecento, 
il futuro è una palla di cannone accesa e noi la stiamo quasi raggiungendo. 
E il capitano disse al mozzo di bordo 
"Giovanotto, io non vedo niente. 
C'è solo un pò di nebbia che annuncia il sole. 
Andiamo avanti tranquillamente". 

martedì 21 maggio 2013

Francesco De Gregori - Piano bar



[1975]

Piano bar


Uno scudo bianco in campo azzurro, 
è la sua fotografia, 
chiunque lo conosca bene 
può chiamarlo senza offesa 
uomo di poca malinconia. 

È un pianista di piano bar, 
vende a tutti quel che fa 
non sperare di farlo piangere, 
perché piangere non sa. 
Nella punta delle dita poco jazz, 
poche ombre nella vita. 

Solo un pianista di piano bar 
e suonerà finché lo vuoi sentire 
non ti deluderà, 
solo un pianista di piano bar 
e canterà finché lo vuoi sentire 
non ti disturberà. 

Questo strano tipo di bambina, 
vuole la compagnia, 
la risata forte e l'amicizia a cena, 
ama se stesso senza allegria. 

È un pianista di piano bar, 
vende a tutti quel che fa 
non sperare di farlo piangere, 
perché piangere non sa. 
Nella punta delle dita poco jazz, 
poche ombre nella vita. 

Solo un pianista di piano bar 
e suonerà finché lo vuoi sentire 
non ti disturberà, 
solo un pianista di piano bar 
e canterà finché lo vuoi sentire 
non ti deluderà.

Francesco De Gregori - Piccola mela



[1975]

Piccola mela


Mi metto in tasca una piccola mela,
mi metto in tasca una piccola mela.
Ti legassero in piazza con chiodi
e catene se davvero non sei sincera.
La figlia del dottore è una maestrina,
la figlia del dottore è una maestrina.
E conosce a memoria tutti i libri di Omero,
li ripassa tre volte la mattina.
Mi metto in tasca un piccolo fiore,
mi metto in tasca un piccolo fiore.
Ti legassero stretta alla quercia più vecchia,
se davvero non vuoi il mio cuore.
La figlia del dottore sa cantare,
la figlia del dottore sa cantare.
E mi piace poi tanto quel suo modo di fare,
forse un giorno faremo l'amore.

Francesco De Gregori - Quattro cani



[1975]

Quattro cani


Quattro cani per strada. 
Il primo è un cane di guerra 
e nella bocca ossi non ha e nemmeno violenza. 
Vive addosso ai muri e non parla mai, 
vive addosso ai muri e non parla mai. 
Il secondo è un bastardo che conosce la fame e la tranquillità 
ed il piede dell'uomo e la strada. 
Ogni volta che muore gli rinasce la coda. 
E il terzo è una cagna, quasi sempre si nega, 
qualche volta si dà e semina i figli nel mondo. 
Perché è del mondo che sono figli, i figli. 

Quattro cani per strada 
e la strada è già piazza e la sera è già notte. 
Se ci fosse la luna, se ci fosse la luna si potrebbe cantare. 
Il quarto ha un padrone, 
non sa dove andare, comunque ci va, 
va dietro ai fratelli e si fida. 
Ogni tanto si ferma a annusare la vita, la vita. 
Quattro cani per strada e la strada 
è già piazza e la sera è già notte. 
Se ci fosse la luna, 
se ci fosse la luna si potrebbe cantare. 
Si potrebbe cantare.

Francesco De Gregori - Le storie di ieri



[1974]

Le storie di ieri


Mio padre ha una storia comune, 
condivisa dalle sue generazioni, 
la mascella nel cortile parlava, 
troppi morti lo hanno tradito, 
tutta gente che aveva capito. 
E il bambino nel cortile sta giocando, 
tira sassi nel cielo e nel mare, 
ogni volta che colpisce una stella 
chiude gli occhi e si mette a volare, 
chiude gli occhi e si mette a volare. 


E i cavalli a Salò sono morti di noia, 
a giocare col nero perdi sempre, 
Mussolini ha scritto anche poesie, 
i poeti che brutte creature, 
ogni volta che parlano è una truffa. 
Ma mio padre è un ragazzo tranquillo, 
la mattina legge molti giornali, 
è convinto di avere delle idee. 
E suo figlio è una nave pirata, 
e suo figlio è una nave pirata. 
E anche adesso è rimasta una scritta nera, 
sopra il muro davanti a casa mia. 
Dice che il movimento vincerà; 
il gran capo ha la faccia serena, 
la cravatta intonata alla camicia. 


Ma il bambino nel cortile si è fermato, 
si è stancato di seguire aquiloni, 
si è seduto tra i ricordi vicini, rumori lontani, 
guarda il muro e si guarda le mani, 
guarda il muro la e si guarda le mani. 

Francesco De Gregori - Il signor Hood



[1975]

Il signor Hood


Il signor Hood era un galantuomo, 
sempre ispirato dal sole, 
con due pistole caricate a salve 
e un canestro di parole, 
con due pistole caricate a salve 
e un canestro pieno di parole. 
E che fosse un bandito negare non si può, 
però non era il solo, 
e che fosse un bandito negare non si può. 

E sulla strada di Pescara venne assalito dai parenti ingordi 
e scaricò le sue pistole in aria 
e regalò le sue parole ai sordi 
e scaricò le sue pistole in aria 
e regalò le sue parole ai sordi. 
E qualcuno ha pensato che forse è morto lì 
però non era vero, 
e qualcuno ha pensato che forse è morto lì. 

E adesso anche quando piove, 
lo vedi sempre con le spalle al sole, 
con un canestro di parole nuove calpestare 
nuove aiuole, 
con un canestro di parole nuove calpestare 
nuove aiuole. 
E tutti lo chiamavano Signor Hood 
ma il suo vero nome era spina di pesce, 
e tutti lo chiamavano Signor Hood.

domenica 28 aprile 2013

Francesco De Gregori - Showtime



[2012]

Showtime


Che posso farci se mi fai sognare
Dove devo mettermi per non precipitare
Che posso dirti se non ho più parole
Tutto è così stupido che è inutile parlare
Ho paura a guardarti negli occhi
Ho paura a guardarti nel cuore
Tutti i miei trucchi sono da buttare
Lo vedi, non servono più
Che posso farci se mi fai sognare
Chissà se sogni anche tu

Ecco il ragazzo e la sua bella chitarra
Appena sbarcati dal treno
Ecco il torero e l’orecchio del toro
Ecco l’applauso e il sorriso e l’inchino
L’inchino…

Che posso farci se mai sognare
Devi proprio andartene, davvero vuoi scappare
Fermati ancora in questo pezzo di tempo
Dentro questa musica in questo ballo lento
Che si muove davanti ai tuoi occhi
Come un’onda si muove nel cuore
Vedo le cose dolcemente passare
Non chiedo niente di più

Che posso farci se mi fai sognare
Chissà se sogni anche tu.

Francesco De Gregori - Guarda che non sono io



[2012]

Guarda che non sono io


Guarda che non sono io quello che stai cercando
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo
Quello che ti perdona e ti capisce
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce

Guarda che non sono io quello seduto accanto
Che ti prende la mano e che ti asciuga il pianto

Cammino per la strada
Qualcuno mi vede
E mi chiama per nome

Si ferma e mi ringrazia
Vuole sapere qualcosa
Di una vecchia canzone

Ed io gli dico "Scusami però non so di cosa stai parlando
Sono qui con le mie buste della spesa
Lo vedi, sto scappando

Se credi di conoscermi
Non è un problema mio

E guarda che non sto scherzando
Guarda come sta piovendo
Guarda che ti stai bagnando
Guarda che ti stai sbagliando
Guarda che non sono io"

Guarda che non sono io quello che mi somiglia
L'angelo a piedi nudi, o il diavolo in bottiglia
Il vagabondo sul vagone
La pace fra gli ulivi, e la rivoluzione

Guarda che non sono io la mia fotografia
Che non vale niente e che ti porti via

Cammino per la strada
Qualcuno mi vede
E mi chiama per nome

Si ferma e vuol sapere
E mi domanda qualcosa
Di una vecchia canzone

Ed io gli dico "Scusami però non so di cosa stai parlando
Sono qui con le mie buste della spesa
Lo vedi, sto scappando

Se credi di conoscermi
Non è un problema mio

E guarda che non sto scherzando
Guarda come sta piovendo
Guarda che ti stai bagnando
Guarda che ti stai sbagliando
Guarda che non sono io".

sabato 27 aprile 2013

Francesco De Gregori - Bufalo Bill



[1976]

Bufalo Bill


Il paese era molto giovane,
i soldati a cavallo erano la sua difesa.
Il verde brillante della prateria
dimostrava in maniera lampante l'esistenza di Dio,
del Dio che progetta la frontiera e costruisce la ferrovia.
A quel tempo io ero un ragazzo
che giocava a ramino, fischiava alle donne.
Credulone e romantico, con due baffi da uomo.
Se avessi potuto scegliere fra la vita e la morte,
fra la vita e la morte, avrei scelto l'America.

Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi:
la locomotiva ha la strada segnata,
il bufalo può scartare di lato e cadere.
Questo decise la sorte del bufalo,
l'avvenire dei miei baffi e il mio mestiere.
Ora ti voglio dire: c'è chi uccide per rubare
e c'è chi uccide per amore,
il cacciatore uccide sempre per giocare,
io uccidevo per essere il migliore.
Mio padre guardiano di mucche,
mia madre una contadina.
Io, unico figlio biondo quasi come Gesù,
avevo pochi anni e vent'anni sembran pochi,
poi ti volti a guardarli e non li trovi più.
E mi ricordo infatti di un pomeriggio triste,
io, col mio amico 'Culo di gomma', famoso meccanico,
sul ciglio di una strada a contemplare l'America,
diminuzione dei cavalli, aumento dell'ottimismo.
Mi presentarono i miei cinquant'anni
e un contratto col circo "Pacebbeene" a girare l'Europa.
E firmai, col mio nome e firmai,
e il mio nome era Bufalo Bill.

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68



[1980]

La leva calcistica della classe '68


Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.