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martedì 21 maggio 2013

Francesco De Gregori - Piano bar



[1975]

Piano bar


Uno scudo bianco in campo azzurro, 
è la sua fotografia, 
chiunque lo conosca bene 
può chiamarlo senza offesa 
uomo di poca malinconia. 

È un pianista di piano bar, 
vende a tutti quel che fa 
non sperare di farlo piangere, 
perché piangere non sa. 
Nella punta delle dita poco jazz, 
poche ombre nella vita. 

Solo un pianista di piano bar 
e suonerà finché lo vuoi sentire 
non ti deluderà, 
solo un pianista di piano bar 
e canterà finché lo vuoi sentire 
non ti disturberà. 

Questo strano tipo di bambina, 
vuole la compagnia, 
la risata forte e l'amicizia a cena, 
ama se stesso senza allegria. 

È un pianista di piano bar, 
vende a tutti quel che fa 
non sperare di farlo piangere, 
perché piangere non sa. 
Nella punta delle dita poco jazz, 
poche ombre nella vita. 

Solo un pianista di piano bar 
e suonerà finché lo vuoi sentire 
non ti disturberà, 
solo un pianista di piano bar 
e canterà finché lo vuoi sentire 
non ti deluderà.

Francesco De Gregori - Piccola mela



[1975]

Piccola mela


Mi metto in tasca una piccola mela,
mi metto in tasca una piccola mela.
Ti legassero in piazza con chiodi
e catene se davvero non sei sincera.
La figlia del dottore è una maestrina,
la figlia del dottore è una maestrina.
E conosce a memoria tutti i libri di Omero,
li ripassa tre volte la mattina.
Mi metto in tasca un piccolo fiore,
mi metto in tasca un piccolo fiore.
Ti legassero stretta alla quercia più vecchia,
se davvero non vuoi il mio cuore.
La figlia del dottore sa cantare,
la figlia del dottore sa cantare.
E mi piace poi tanto quel suo modo di fare,
forse un giorno faremo l'amore.

Francesco De Gregori - Quattro cani



[1975]

Quattro cani


Quattro cani per strada. 
Il primo è un cane di guerra 
e nella bocca ossi non ha e nemmeno violenza. 
Vive addosso ai muri e non parla mai, 
vive addosso ai muri e non parla mai. 
Il secondo è un bastardo che conosce la fame e la tranquillità 
ed il piede dell'uomo e la strada. 
Ogni volta che muore gli rinasce la coda. 
E il terzo è una cagna, quasi sempre si nega, 
qualche volta si dà e semina i figli nel mondo. 
Perché è del mondo che sono figli, i figli. 

Quattro cani per strada 
e la strada è già piazza e la sera è già notte. 
Se ci fosse la luna, se ci fosse la luna si potrebbe cantare. 
Il quarto ha un padrone, 
non sa dove andare, comunque ci va, 
va dietro ai fratelli e si fida. 
Ogni tanto si ferma a annusare la vita, la vita. 
Quattro cani per strada e la strada 
è già piazza e la sera è già notte. 
Se ci fosse la luna, 
se ci fosse la luna si potrebbe cantare. 
Si potrebbe cantare.

Francesco De Gregori - Le storie di ieri



[1974]

Le storie di ieri


Mio padre ha una storia comune, 
condivisa dalle sue generazioni, 
la mascella nel cortile parlava, 
troppi morti lo hanno tradito, 
tutta gente che aveva capito. 
E il bambino nel cortile sta giocando, 
tira sassi nel cielo e nel mare, 
ogni volta che colpisce una stella 
chiude gli occhi e si mette a volare, 
chiude gli occhi e si mette a volare. 


E i cavalli a Salò sono morti di noia, 
a giocare col nero perdi sempre, 
Mussolini ha scritto anche poesie, 
i poeti che brutte creature, 
ogni volta che parlano è una truffa. 
Ma mio padre è un ragazzo tranquillo, 
la mattina legge molti giornali, 
è convinto di avere delle idee. 
E suo figlio è una nave pirata, 
e suo figlio è una nave pirata. 
E anche adesso è rimasta una scritta nera, 
sopra il muro davanti a casa mia. 
Dice che il movimento vincerà; 
il gran capo ha la faccia serena, 
la cravatta intonata alla camicia. 


Ma il bambino nel cortile si è fermato, 
si è stancato di seguire aquiloni, 
si è seduto tra i ricordi vicini, rumori lontani, 
guarda il muro e si guarda le mani, 
guarda il muro la e si guarda le mani. 

Francesco De Gregori - Il signor Hood



[1975]

Il signor Hood


Il signor Hood era un galantuomo, 
sempre ispirato dal sole, 
con due pistole caricate a salve 
e un canestro di parole, 
con due pistole caricate a salve 
e un canestro pieno di parole. 
E che fosse un bandito negare non si può, 
però non era il solo, 
e che fosse un bandito negare non si può. 

E sulla strada di Pescara venne assalito dai parenti ingordi 
e scaricò le sue pistole in aria 
e regalò le sue parole ai sordi 
e scaricò le sue pistole in aria 
e regalò le sue parole ai sordi. 
E qualcuno ha pensato che forse è morto lì 
però non era vero, 
e qualcuno ha pensato che forse è morto lì. 

E adesso anche quando piove, 
lo vedi sempre con le spalle al sole, 
con un canestro di parole nuove calpestare 
nuove aiuole, 
con un canestro di parole nuove calpestare 
nuove aiuole. 
E tutti lo chiamavano Signor Hood 
ma il suo vero nome era spina di pesce, 
e tutti lo chiamavano Signor Hood.

mercoledì 24 aprile 2013

Francesco De Gregori - Pezzi di vetro



[1975]

Pezzi di vetro


L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
né acrobati né mangiatori di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai.
Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
"è mia"; sottintende la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po' di tempo fa che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l'uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perché ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai.

Francesco De Gregori - Pablo



[1975]

Pablo


Mio padre seppellito un anno fa, 
nessuno più coltivare la vite. 
Verde rame sulle sue poche unghie 
e troppi figli da cullare. 
E il treno io l'ho preso e ho fatto bene. 
Spago sulla mia valigia non ce n'era, 
solo un po' d'amore la teneva insieme, 
solo un po' di rancore la teneva insieme. 
Il collega spagnolo non sente, non vede, 
ma parla del suo gallo da battaglia e della latteria. 
Diventa terra. 
Prima parlava strano ed io non lo capivo, 
però il pane con lui lo dividevo 
e il padrone non sembrava poi cattivo. 
Hanno pagato Pablo, Pablo è vivo. 
Con le mani posso fare castelli, 
costruire autostrade, parlare con Pablo, 
lui conosce le donne e tradisce la moglie. 
Con le donne e il vino e la Svizzera verde. 
E se un giorno è caduto, è caduto per caso 
pensando al suo gallo o alla moglie ingrassata come da foto. 
Prima parlava strano ma io non lo capivo, 
però il fumo con lui lo dividevo 
e il padrone non sembrava poi cattivo. 
Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo.

Francesco De Gregori - Buonanotte Fiorellino



[1975]

Buonanotte Fiorellino


Buonanotte, buonanotte amore mio,
buonanotte tra il telefono e il cielo.
Ti ringrazio per avermi stupito,
per avermi giurato che è vero.
Il granturco nei campi è maturo
ed ho tanto bisogno di te,
la coperta è gelata, l'estate è finita.
Buonanotte questa notte è per te.
Buonanotte, buonanotte fiorellino,
buonanotte fra le stelle e la stanza,
per sognarti, devo averti vicino,
e vicino non è ancora abbastanza.
Ora un raggio di sole si è fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto.
Tra i tuoi fiocchi di neve, le tue foglie di tè.
Buonanotte, questa notte è per te.
Buonanotte, buonanotte monetina,
buonanotte tra il mare e la pioggia,
la tristezza passerà domattina
e l'anello resterà sulla spiaggia,
gli uccellini nel vento non si fanno mai male,
hanno ali più grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole.
Buonanotte questa notte è per te.

Francesco De Gregori - Rimmel



[1975]

Rimmel


E qualcosa rimane, fra le pagine chiare,
fra le pagine scure,
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente
ma lo zingaro è un trucco.
Ma un futuro invadente, fossi stato un po' più giovane,
l'avrei distrutto con la fantasia,
l'avrei stracciato con la fantasia.


Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.


Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel.
Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevi ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona e quando io,
senza capire, ho detto sì.
Hai detto "E' tutto quel che hai di me".
È tutto quel che ho di te.


Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.