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martedì 28 maggio 2013

Francesco De Gregori - Caterina



[1982]

Caterina

Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu, con due spalle uccellino
in un vestito troppo piccolo e con gli occhi ancora blu.
E la chitarra veramente la suonavi molto male,
però quando cantavi sembrava Carnevale,
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero,
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.
E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.
Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto.
Chissà se giochi ancora con i riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un po' più vecchio.
E quanti mascalzoni hai conosciuto e quante volte hai chiesto aiuto,
ma non ti è servito a niente.
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare.

Francesco De Gregori - I muscoli del capitano



[1982]

I muscoli del capitano

Guarda i muscoli del capitano, tutti di plastica e di metano. 
Guardalo nella notte che viene, quanto sangue ha nelle vene. 
Il capitano non tiene mai paura, dritto sul cassero, 
fuma la pipa, in questa alba fresca e scura che rassomiglia un pò alla vita. 
E poi il capitano, se vuole, si leva l'ancora dai pantaloni 
e la getta nelle onde e chiama forte quando vuole qualcosa, 
c'è sempre uno che gli risponde. 
Ma capitano non te lo volevo dire, 
ma c'è in mezzo al mare una donna bianca, 
così enorme, alla luce delle stelle, 
che di guardarla uno non si stanca. 

Questa nave fa duemila nodi, in mezzo ai ghiacci tropicali, 
ed ha un motore di un milione di cavalli 
che al posto degli zoccoli hanno le ali. 
La nave è fulmine, torpedine, miccia, 
scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d'acciaio, 
pistone, rabbia, guerra lampo e poesia. 
In questa notte elettrica e veloce, in questa croce di Novecento, 
il futuro è una palla di cannone accesa e noi la stiamo quasi raggiungendo. 
E il capitano disse al mozzo di bordo 
"Giovanotto, io non vedo niente. 
C'è solo un pò di nebbia che annuncia il sole. 
Andiamo avanti tranquillamente". 

sabato 27 aprile 2013

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe '68



[1980]

La leva calcistica della classe '68


Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.