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mercoledì 29 maggio 2013

Francesco Guccini - Lettera



[1996]

Lettera

In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole,
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole.
All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti,
le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti;
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda,
ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda,
punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate,
di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate...

Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo,
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo,
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini,
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini;
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte,
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte,
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare,
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare...

Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo,
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo.
Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato;
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi,
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi,
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti,
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti...

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni,
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti,
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa,
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... vita...

venerdì 10 maggio 2013

Francesco Guccini - Quattro stracci



[1996]

Quattro stracci


E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai. 
Sigaretta o penna nella mia destra, simboli frivoli che non hai amato mai; 
quello che ho addosso non ti è mai piaciuto, racconto e dico e ti sembro muto, 
fumare e scrivere ti suona strano, meglio le mani di un artigiano 
e cancellarmi è tutto quel che fai; 
ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare 
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai! 

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità, 
ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità. 
Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi "also sprach" di maturazione 
o è un' illusione pronta per l'uso da eterna vittima di un sopruso, 
abuso d' un mondo chiuso e fatalità; 
ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, 
ma non raccontare a me che cos'è la libertà! 

La libertà delle tue pozioni, di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia, 
di manuali contro le frustrazioni, le inibizioni che provavi qui a casa mia, 
la noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico, 
che coi motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare, 
un tipo perso dietro le nuvole e la poesia, 
ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare: 
fare l' amore, tirare tardi o la fantasia! 
La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, 
ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla; 
io, se Dio vuole, non son tuo padre, non ho nemmeno le palle quadre, 
tu hai la fantasia delle idee contorte, vai con la mente e le gambe corte, 
poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla: 
le vie del mondo ti sono aperte, tanto hai le spalle sempre coperte 
ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla! 

Per rifiutare sei stata un genio, sprecando il tempo a rifiutare me, 
ma non c'è un alibi, non c'è un rimedio, se guardo bene no, non c'è un perché; 
nata di marzo, nata balzana, casta che sogna d' esser puttana, 
quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori 
ed hai annullato tutti fuori che te, 
ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l' ieri, 
persa a cercar per sempre quello che non c'è, 
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l' ieri 
persa a cercar per sempre quello che non c'è, 
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l' ieri 
persa a cercar per sempre quello che non c'è...

sabato 27 aprile 2013

Francesco Guccini - Cirano


[1996]

Cirano


Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto, 
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio. 

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, 
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; 
godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura 
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe. 
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. 
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco! 

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, 
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false 
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte 
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. 
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; 
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco! 

Ma quando sono solo con questo naso al piede 
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede 
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore 
che a me è quasi proibito il sogno di un amore; 
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, 
per colpa o per destino le donne le ho perdute 
e quando sento il peso d' essere sempre solo 
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, 
ma dentro di me sento che il grande amore esiste, 
amo senza peccato, amo, ma sono triste 
perchè Rossana è bella, siamo così diversi, 
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi... 

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita; 
se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito 
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso, 
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; 
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. 
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco! 

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, 
ma in questa vita oggi non trovo più la strada. 
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, 
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: 
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto 
dove non soffriremo e tutto sarà giusto. 
Non ridere, ti prego, di queste mie parole, 
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole, 
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora 
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora 
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano, 
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano.